UN PRESIDIO CONTRO LA PROPAGANDA ANTI-ABORTISTA A GENOVA

 

In questi giorni Genova è il teatro di una feroce polemica tra l’amministrazione comunale, da una parte, e le associazioni femministe e sindacali, dall’altra: motivo della querelle è l’autorizzazione data, dalla banda guidata dal sindaco Marco Bucci, all’esposizione di indegni giganteschi manifesti da parte dei gruppi sedicenti pro-vita.

 

 

 

La maggioranza in Consiglio comunale, di fronte alle vive e vibranti proteste dei cittadini per l’oscenità del messaggio trasmesso dalla pubblicità in questione, ha risposto in maniera totalmente inaccettabile, perché palesemente falsa, appellandosi all’articolo ventuno della Costituzione della Repubblica Italiana.

 

Il branco di masnadieri, nelle cui mani è disgraziatamente caduta la città, sottolinea che «la censura politica è un istituto bandito dal nostro sistema giuridico e dovere dell’Amministrazione è porsi con trasparenza ed imparzialità assoluta di fronte alle diverse espressioni del pensiero».

 

Sarebbe persino un gesto a cui applaudire se ciò fosse vero in qualsiasi circostanza: il problema è che questa giustificazione viene addotta soltanto quando va bene a lorsignori, mentre lo stesso principio viene completamente ignorato in caso i manifesti abbiano contenuti diversi da quelli incoraggiati da costoro.

 

Per rispondere in qualche modo a questa indegna campagna anti-abortista, il collettivo Non Una di Meno organizza un momento di controinformazione: l’appuntamento è per sabato dodici dicembre, alle ore 11:00, davanti al centro commerciale Il Mirto, sito in corso Alessandro De Stefanis, nel quartiere di Marassi.

 

Si presentano in una cinquantina, compresi alcuni uomini solidali, che – sul marciapiede dall’altra parte della strada – appoggia, sovrapponendolo all’unico dei manifesti originali presente nella zona, un drappo con scritto: “Il vero veleno è l’obiezione. Sul mio corpo decido io. Non una di meno”.

 

Accanto ad esso viene posizionato un cartello raffigurante Biancaneve, con sotto vergato: “La Ru486 è un farmaco, non un veleno. Non sono mica scema. Non una di meno”, mentre alcune delle militanti danno vita ad un volantinaggio informativo diretto a chiunque passi da lì.

 

 

Bosio (Al), 13 dicembre 2020

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

 

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